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| Dramma in prosa in tre atti di Henrik Ibsen, pubblicato a Copenaghen il 21 dicembre 1879.
TRAMA
Nora è la moglie dell'avvocato Torvald Helmer e madre di tre bambini. E' una creatura viva e sensibile, che ancora però non conosce bene la vita e neppure se stessa, essa vive in un mondo artificiale, quieto e incosciente, accontentan_ dosi di quello che ha o che crede di avere… l'amore del marito e dei bimbi, l'agiatezza, la mancanza di preoccupazioni. Torvald, stimato professionista, è invece un uomo mediocre, posato, onesto, che conosce la differenza fra il giusto e l'ingiusto, egli ha risolto definitivamente i suoi problemi, è sicuro delle sue idee, non ha più dubbi. Per questo tratta Nora con bonaria accondiscendenza, come un grazioso ornamento della casa, convinto del suo diritto e del suo dovere di guidarla, di intervenire nella sua vita come il solo responsabile. Questa è la situazione, tranquilla nelle sue false apparenze, quando di colpo, un fatto nuovo viene a distruggere la fragile stabilità. Anni prima Torvald era stato gravemente malato e il medico gli aveva prescritto, per la sua guarigione, un soggiorno nel clima italiano…, ma il viaggio costava una forte somma che gli Helmer in quel periodo non possedevano. Per salvare il marito, Nora aveva allora escogitato uno stratagemma. Aveva fatto credere a Torvald di aver ricevuto dal padre morente una discreta eredità. In realtà, Nora si era fatta prestare il danaro dal procuratore Krogstad, un impiegato di banca che aveva conosciuto casualmente…, e poiché Krogstad esigeva la garanzia di una persona solvente, Nora aveva falsificato sulle cambiali la firma del padre, morto alcuni giorni prima. Tutto era andato bene e, con la somma così ottenuta, gli Helmer avevano trascorso un anno in Italia…, Torvald era guarito perfettamente e non aveva mai scoperto la verità. Nora, economizzando sul danaro che il marito le passava, facendo di nascosto lavori di copiatura, aveva, poco alla volta, restituito a Krogstad buona parte della somma ottenuta. Ora Nora è lieta perché tutto pare che vada benissimo. Ma un giorno un uomo suona alla porta… è Krogstad, il quale vuole parlare con Nora. L'uomo è pallido, preoccupato, con una durezza in viso che Nora non gli conosceva. Krogstad ha saputo che Torvald Helmer è stato nominato direttore della banca in cui egli lavorava, e saputo pure che l'avvocato ha intenzione di licenziarlo immediatamente per un atto di disonestà che egli commise qualche anno prima,l'integerrimo Helmer non è tipo da perdonare cose del genere, anche se passate. Per Krogstad quel licenziamento sarebbe la fine, ed egli è deciso a difendersi… Krogstad mette subito le carte in tavola… egli ha scoperto che la firma del padre di Nora sulla cambiale è falsa, e quella è l'arma disperata che impiegherà per difendersi. Egli ricatta Nora.Se ella desidera che taccia, che non riveli il falso al marito e all'autorità giudiziaria, dovrà convincere in qualunque modo Helmer a conservargli il posto nella banca. Nora è più stupita che indignata… per la prima volta si trova a dover affrontare la dura, crudele realtà che aveva ignorato. E non riesce a credere che per legge, per il mondo, quello che ha commesso sia un reato… Comunque, quando il marito rientra a casa, più per bontà d'animo che per timore, Nora tenta di intercedere a favore di Krogstad, che è colpevole ma anche sventurato… non si può negare la possibilità della riabilitazione. Torvald naturalmente è inflessibile…, egli non è capace di comprendere e perdonare chi cade… e licenzia Krogstad. Il procuratore, allora, attua la sua minaccia, e invia a Helmer una lettera nella quale narra ogni cosa. Helmer così, la sera stessa, apprende tutto. Sono soli in casa, marito e moglie, uno di fronte all'altra. E' l'ora della verità. Torvald legge… e davanti alla sua indignata reazione, Nora apre finalmente gli occhi e conosce veramente suo marito…, Torvald non capisce, non la giustifica, non è pronto ad aiutarla, a dividere con lei la colpa, anzi, ad assumersene tutta la responsabilità ! Torvald, l'integerrimo, vede solo la colpa commessa dalla moglie, vede solo il sotterfugio e, senza pensa e senza pensare al generoso movente, si preoccupa unicamente di soffocare lo scandalo. "Tu seguiterai a stare in questa casa, naturalmente, ma dell'educazione dei bambini non dovrai occupartene. Non mi arrischio ad affidarteli… Qui si tratta solo di salvare i resti, i cocci, le apparenze." La rivelazione per Nora è atroce… essa credeva il marito un uomo forte e generoso, credeva il mondo più buono e semplice. E ora sa che il marito è un uomo gretto e conformista, il mondo una realtà dura e sconosciuta. E capisce che occorre finalmente venire a una resa dei conti… non si può continuare a vivere nell'illusione, nell'apparenza, nell'incoscienza. Il mondo non è come lei credeva… dalla tutela del padre è passata a quella del marito…, ambedue l'avevano trattata come un grazioso oggetto, un ornamento, senza insegnarle a essere responsabile di fronte a se stessa. Perciò ora, seduta di fronte al marito, Nora è in grado di fare il bilancio del loro matrimonio… < Siamo sposati da otto anni. Non noti che è questa la prima volta in cui noi due, tu ed io, marito e moglie, parliamo insieme seriamente ? … Noi non ci siamo mai ritrovati seriamente insieme, per cercare di venire a capo di qualche cosa… La nostra casa non è stata altro che una palestra di giochi. Qui sono stata la tua moglie-bambola, così come da ragazza ero la bambolina di papà ! E i bambini a loro volta sono stati le mie bambole… Io non mi sento all'altezza del compito di educare i bambini. C'è un altro problema più urgente… educare me stessa. Tu non sei l'uomo fatto per aiutarmi a risolverlo. Bisogna che vi provveda da sola. E perciò me ne vado via. > Nonostante le disperate proteste, le suppliche, le promesse di Torvald, che è sempre innamorato della moglie ma ancora non la capisce, Nora se ne và. Potrà essere buona madre e una buona moglie quando avrà veramente saputo chi è lei…quando cioè non sarà più una bambola. |